Mi hanno inviato tre domande via email, molto semplici. Poi un primo colloquio conoscitivo da remoto con HR, un secondo colloquio tecnico in presenza e, infine, un assessment online con un test di comprensione del testo, uno di logica e uno psico‑attitudinale.
La società e il ruolo sembrano dinamici e interessanti, e la possibilità di smart working è sicuramente un punto positivo. Tuttavia non mi è piaciuto l’iter di selezione in sé:
1. Mi è stato esplicitamente detto che “non è un lavoro 9‑18:00”. È normale che in certi periodi si lavori di più, soprattutto in ruoli apicali, ma quando viene dichiarato così chiaramente e come standard, il dubbio è che ci siano problemi di organizzazione, sottostaffing o processi poco efficienti.
2. Troppa enfasi sull’utilizzo di Copilot, come se fosse una competenza rara o avanzata, quando in realtà è uno strumento ormai piuttosto semplice e comune da utilizzare.
3. Assessment finale impersonale e a tempo, poco abituale per figure senior e poco diffuso in Italia. Il rischio è di performare male semplicemente perché non si è più abituati a questo tipo di test. Personalmente non ne facevo uno da dieci anni, e il test stesso avvisava che era improbabile completare tutte le domande nei tempi. Inoltre, il test psico‑attitudinale non permetteva risposte davvero libere, lasciando una sensazione finale di insoddisfazione.